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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha licenziato il capo delle forze armate ucraine, il generale Oleksandr Syrsky, dopo che per giorni sono andate avanti proteste di manifestanti che ne chiedevano la rimozione.
Le manifestazioni erano iniziate dopo che Zelensky aveva licenziato il ministro della difesa Mychajlo Fedorov, per via di alcuni scontri con Syrsky. Fedorov aveva ottenuto un certo consenso popolare dopo che negli ultimi mesi aveva cambiato l’approccio alla guerra dell’Ucraina, facendo un maggiore affidamento sulla tecnologia di droni e robot.
Le proteste in suo sostegno si erano trasformate in contestazioni contro Syrsky, accusato di avere un approccio troppo arretrato e di stampo sovietico, poco attento alle morti fra i suoi soldati. Per questo era stato soprannominato «il macellaio». Syrsky è stato spesso descritto come interessato a piccoli avanzamenti lungo il fronte, ottenuti anche a costo di molte perdite, e senza un progetto operativo complessivo credibile.
Nei vari scontri tra i due, Syrsky spingeva per l’acquisto di carri armati e artiglieria mentre riteneva Fedorov incentivava le dotazioni di droni e robot. Syrsky riteneva il ministero troppo “visionario” e poco attento alla realtà della guerra, che lui invece continua a condurre principalmente come uno scontro di uomini in trincea. Zelensky aveva preferito licenziare Fedorov per paura che fra i generali delle forze armate ucraine non ci fosse nessuno in grado di sostituire Syrsky garantendo una transizione senza contraccolpi.












