Le proteste dopo aver silurato il giovane ministro

Paolo Crucianelli

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Activists hold a portrait of Ukraine’s Armed Forces Commander-in-Chief Oleksandr Syrskyi demanding his resignation during a rally to denounce President Volodymyr Zelenskyy’s decision to dismiss Defense Minister Mykhailo Fedorov after six months in the post, in Kyiv, Ukraine, Saturday, July 18, 2026. (AP Photo/Efrem Lukatsky)

In cinque giorni, Zelensky ha rimosso due figure chiave del suo entourage. Prima ha silurato il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov per placare il comandante in capo Oleksandr Syrsky; poi, sotto la pressione di una piazza che non si è fermata, ha rimosso Syrsky per rispondere a quella stessa piazza. Infine il presidente ucraino ha annunciato su Telegram che il nuovo comandante in capo delle forze armate sarà Mykhailo Drapatyi. È un ribaltamento senza precedenti in tempo di guerra, e dice molto sullo stato del Paese. Il punto di partenza è il rimpasto del 16 luglio, il più vasto della presidenza Zelensky, che aveva già visto le dimissioni della premier Svyrydenko. In quella tornata Fedorov, 35 anni, ex ministro della Trasformazione digitale e volto della strategia dei droni, fu rimosso dal Ministero della Difesa dopo sei mesi di conflitto aperto con Syrsky. Zelensky aveva ammesso ai parlamentari del suo partito che, in un mondo ideale, avrebbe dovuto rimuovere entrambi, ma che non poteva permettersi di farlo in quel momento. La scelta era ricaduta su Fedorov, e la piazza non l’aveva digerita.