Nelle stesse ore in cui a Bologna andava in scena il processo politico agli agenti intervenuti al Pilastro per contenere Abderrahim Fakir, in altre città, altri agenti, erano impegnati in operazioni ad alta tensione, alle prese con esagitati e violenti, evidentemente pericolosi se non fermati con azioni di contenimento.
È successo a Genova, dove un senegalese ha dato di matto a bordo di un pullman, a Pescara dove un altro soggetto in condizioni alterate ha malmenato la municipale e, ancora, a Milano dove un energumeno ha assalito un passante senza motivo e in A14, dove una banda di rom, per fuggire, ha messo a rischio la vita di tanti.
Ogni giorno, secondo i report del Sindacato autonomo di polizia (Sap), sono una decina gli uomini e le donne della polizia di Stato che rimangono feriti durante le attività operative di controllo del territorio. I dati, raccolti dal sindacato con grande cura, negli ultimi anni sono chiari: nel 2022 sono stati feriti, durante attività operative ben 3.398 agenti, nel 2023 il numero è salito a 3.315 e nel 2024 a 3.751 agenti feriti (+9% in soli due anni).
E si tratta di numeri che riguardano esclusivamente la polizia di Stato, con un trend in crescita che lascia pensare. Negli ultimi due anni, inoltre, il rischio di subire aggressioni per gli agenti è aumentato notevolmente anche durante i presidi alle manifestazioni pubbliche, per quel clima di violenza ideologica che mette le divise nel mirino e che l’episodio di Bologna, così trattato da certa politica, non potrà che fomentare.












