Gli agenti hanno 23 e 28 anni, uno è in licenza programmata, l'altro in malattia con 12 giorni di prognosi per i morsi ricevuti

Non sono stati sospesi dal servizio, ma di fatto non si trovano al lavoro. A due giorni dalla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica pomeriggio in via Svevo a Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine, si chiarisce la situazione dei due agenti del commissariato Bolognina Pontevecchio rimasti coinvolti nella vicenda. Si tratta di due poliziotti molto giovani, rispettivamente di 23 e 28 anni, a cui è stato applicata per la prima volta la «normativa di recente entrata in vigore», ossia il cosiddetto «scudo penale», introdotto dal pacchetto sicurezza approvato a febbraio scorso. «L’espressione “scudo penale” è assolutamente impropria perché lascia intendere una sorta di immunità, che in realtà non esiste. Al massimo si potrebbe parlare di scudo processuale», sostiene il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo a margine di un evento a Roma.

La licenza e i giorni di prognosi per i morsi

Se nei loro confronti non è scattata alcuna sospensione cautelare, la ragione della loro assenza dalle pattuglie è legata a motivi personali e medici. Uno dei due poliziotti aveva infatti già in programma da tempo un periodo di licenza. L’altro agente si trova invece a casa in malattia a causa delle lesioni riportate durante le concitate fasi del fermo. Nello specifico, durante la colluttazione con Fakir, il poliziotto è stato ferito dai morsi sferrati dal 42enne a una gamba: al pronto soccorso gli è stata refertata una prognosi di 12 giorni.