Da 22 anni al reparto Mobile di Bologna, Luca Calabrese è tra i 64 agenti feriti negli scontri di lunedì. All'Adnkronos racconta: "Situazioni del genere ne ho passate tante, ma non ci si abitua mai, anche perché, al di là degli insulti, si sta sempre più alzando il livello di violenza contro le forze dell'ordine". Lepore? "Mi sarei aspettato non dico le scuse ma almeno solidarietà"
"A Bologna è stata solo ed esclusivamente una guerriglia urbana. Quanto accaduto qualche giorno prima, pur nella sua tragicità, non può e non deve sfociare in violenza. La rabbia ci sta, da parte dei familiari in primis, ma tutto quello che è successo dopo è pura, semplice e gratuita guerriglia urbana". A parlare all'Adnkronos è Luca Calabrese, da 22 anni in servizio al Reparto Mobile di Bologna, dirigente del Sap, il Sindacato autonomo di polizia, e tra i 64 feriti tra le forze dell'ordine lunedì sera negli scontri al presidio per Abderrahim Fakir.
Cos'è accaduto lunedì sera e come un presidio si è trasformato in guerriglia?
Noi eravamo in in piazza Roosevelt, dove il corteo sarebbe arrivato. Inizialmente la situazione, seppur tesa, non lasciava ancora immaginare ciò che sarebbe accaduto di lì a breve. Anche perché la maggior parte delle persone che era davanti al corteo, mi riferisco probabilmente a familiari, amici, conoscenti o comunque membri della comunità del povero ragazzo morto, ci teneva tantissimo che non si degenerasse in atti di violenza. Purtroppo, quando poi si iniziano a infiltrare personaggi dei centri sociali o gruppetti di persone coi volti coperti dai cappucci neri e con in mano già bottiglie e quant'altro, questi prendono il sopravvento, come spesso accade.











