Un proverbio della saggezza popolare che mette in guardia dal falsi amici dice: «Dagli amici mi salvi Iddio, che dai nemici mi salvo io». L’onda mediatica ha travolto la carcerazione del gioielliere Mario Roggero, eppure la conclusione del processo non lascia dubbi a chiunque con un minimo di oggettività abbia visto il video di lui che insegue i due rapinatori e gli spara alle spalle.
Impossibile configurare la legittima difesa e non l’omicidio volontario, la cui pena è stata mitigata rispetto al minimo di 21 anni previsto dal codice (la condanna definitiva confermata in Cassazione è stata a 14 anni e 9 mesi) perché i giudici hanno riconosciuto l’attenuante generica per aver parzialmente risarcito il danno e l’attenuante specifica della provocazione. I tre gradi di giudizio si sono conclusi in cinque anni: se parlare di successo in un caso così sciagurato è improprio, si può dire che la macchina della giustizia ha funzionato.
Eppure, il circo mediatico della propaganda politica ha subito scelto questo caso come esemplare di qualcosa: non del fatto che la richiesta di maggiore sicurezza in Italia sia giustificata, ma che debba esistere il diritto di reagire fino anche ad ammazzare chi ci fa un torto, pur grave.












