Giustizia 20 luglio 2026 Cosa richiede la legittima difesa, perché non è stata considerata, e perché il gioielliere è stato condannato a risarcire i parenti delle vittime: facciamo chiarezza ANSA Dopo che la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna del gioielliere cuneese Mario Roggero a 14 anni e nove mesi di reclusione, diversi politici di destra e centrodestra hanno preso le difese di Roggero, chiedendone la scarcerazione. Tra i tanti, il segretario della Lega Matteo Salvini ha detto che il gioielliere è stato «mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio», mentre il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha sintetizzato la vicenda dicendo che Roggero è in carcere «perché una banda di criminali è entrata nel suo negozio».
Le due dichiarazioni, come altre fatte in questi giorni, omettono però di considerare un passaggio essenziale della sentenza: i giudici hanno distinto la rapina, durante la quale Roggero, la moglie e la figlia erano in pericolo, dagli spari esplosi subito dopo, quando i tre rapinatori erano già fuori dalla gioielleria e cercavano di fuggire.
Partendo da questo passaggio, fondamentale per capire la sentenza, proviamo a fare chiarezza su tutti i punti più discussi della vicenda: che cosa richiede la legittima difesa; come la sua disciplina è cambiata nel 2019; perché non ha trovato applicazione nel caso di Roggero; se un emendamento al decreto “Sicurezza” presentato nei mesi scorsi avrebbe potuto “salvare” il gioielliere dal carcere; e infine perché Roggero sia stato condannato a risarcire sia i familiari dei due rapinatori uccisi sia il terzo rapinatore rimasto ferito. Le motivazioni della Cassazione non sono ancora state depositate, ma siccome la Corte ha confermato la sentenza d’appello, possiamo ricostruire il ragionamento attraverso questa sentenza.Che cosa richiede la legittima difesa L’articolo 52 del codice penale consente di reagire quando è necessario difendere sé stessi, un’altra persona o un proprio diritto da un pericolo presente, con una reazione proporzionata. La Corte d’appello nella sentenza è partita dai tre elementi indicati dal primo comma della norma: «Il pericolo attuale di un’offesa ingiusta a un diritto proprio o altrui», «la necessità di reagire a scopo difensivo» e «la proporzione tra la difesa e l’offesa».












