Ci ha dolorosamente lasciati Pippo Di Marca, il più longevo dei protagonisti dell’avanguardia teatrale italiana fin dagli anni Sessanta-Settanta, cresciuto nell’influenza di Carmelo Bene, Leo de Berardinis e Julian Beck.
Attore, performer, regista e drammaturgo della nuova scena, a 86 anni Di Marca è stato trovato alla base del suo palazzo a Trastevere, dopo aver scritto in casa un messaggio in cui esternava, da malato, di non farcela più.
Certi desolanti percorsi sono sempre privati, e forse non è giusto accomunare questa sventura a quelle occorse a Mario Monicelli o a Memè Perlini.Ma un appuntamento artistico, lo spettacolo Essere e non essere. In memoriam di Carmelo Bene concepito e realizzato da Pippo, coautore con Giancarlo Dotto, il 28-29 marzo scorso al Teatro romano di Villa Lazzaroni (poi in replica il 18 maggio nel produttore Florian Espace di Pescara), oggi, per una certa devozione di tributo nell’allestimento, potrebbe apparire quasi premonitore d’un disagio intimo del protagonista, svelando la fragilità che ha causato la disgrazia.
Colgo l’occasione, comunque, per esprimere l’immensa sofferenza di dover fare i conti, adesso, con la scomparsa del più gentile, affabile, accogliente sperimentatore di linguaggi e di luoghi adatti al palcoscenico.










