<p>Il settore dei metalli e dell’estrazione mineraria è tornato in modalità risk-on perché la chiusura dello Stretto di Hormuz ha rilanciato il posizionamento speculativo sugli asset legati alle materie prime. </p> <h2>Cosa insegna la crisi di Hormuz agli investitori</h2> <p>«Quando il petrolio Brent sale (future sul Brent +2% a 91,03 dollari al barile il 21 luglio, ndr), conviene cavalcare il rialzo attraverso i titoli dei metalli piuttosto che puntare direttamente sul petrolio», affermano gli analisti di AlphaValue. </p> <p> </p> <p>«Questo, però, non vale se si decide di scommettere sui prodotti raffinati: gasolio e carburante per aerei, perché è proprio in questi segmenti che si concentra l'immediata scarsità di offerta, con un forte effetto leva sui prezzi», precisano ad AlphaValue. </p> <p> </p> <p>La vicenda di Hormuz rappresenta soprattutto un fattore di traino per la ristretta nicchia delle società di raffinazione europee quotate e per i profitti di trading, difficili da quantificare, delle grandi compagnie petrolifere e di Glencore, multinazionale mineraria anglo-svizzera. </p> <ul> <li><em>Leggi anche: <a href="https://www.milanofinanza.it/news/petrolio-3-e-gas-4-volano-la-crisi-dello-stretto-di-hormuz-e-i-rischi-nascosti-della-catena-di-approvvigionamento-202607200850161682">La crisi dello Stretto di Hormuz e i rischi nascosti della catena di approvvigionamento.
Titoli energetici o dei metalli? Cosa insegna la crisi di Hormuz agli investitori | MilanoFinanza News
AlphaValue spiega perché scommette sui titoli del settore dei metalli anche se sono decisamente più cari rispetto a quelli del comparto petrolifero. Ecco i buy









