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Due metalli, due termometri dell'economia industriale: rame e alluminio. Entrambi stanno attraversando una fase interessante sui mercati, tra quotazioni elevate, domanda strutturale, tensioni sull'offerta e nuove incognite geopolitiche. Sebbene abbiano registrato una forte performance a partire dagli annunci sui dazi statunitensi di inizio 2025 (+59,5% e +26,2%, rispettivamente), i fattori fondamentali alla base di questo andamento sono diversi e, in alcuni casi, contrastanti, osserva Varun Sikka, analista di AlphaValue. Sebbene il rame sia stato molto volatile, è stato premiato rispetto all'alluminio: ha riconquistato i suoi massimi storici a 14.527,50 dollari per tonnellata a gennaio di quest'anno, il rivale di sempre no (record a 4.073,50 dollari per tonnellata a marzo 2022 sulla scia dell'invasione russa dell'Ucraina e dei conseguenti timori sulle forniture).
I dazi. I timori relativi alle tariffe Usa hanno innescato una corsa verso la maggior parte dei metalli di base, poiché i mercati temevano un'applicazione generalizzata delle tariffe. Ma l'amministrazione Trump è stata selettiva nel colpire: ha escluso completamente i catodi di rame raffinato e ha preso di mira solo i prodotti di rame semilavorati e finiti. Nei mesi successivi gli Usa hanno assorbito il 58% delle scorte globali di rame detenute presso le borse, mentre la loro quota di consumo è appena del 6%. La Cina, invece, rimane il più grande consumatore mondiale (oltre il 55%), nonostante le difficoltà economiche. Per quanto riguarda l'alluminio, invece, sono entrati in vigore dazi significativi: prima del 25% a marzo 2025 e poi del 50% a giugno. Di conseguenza, il metallo bianco non ha registrato un accumulo di scorte importante e/o di natura speculativa. L'aumento del prezzo, spiega Sikka, è in larga parte dovuto a problemi strutturali e/o preesistenti relativi ai fattori produttivi, in particolare all'energia che di solito rappresenta il 25-30% dei costi operativi della produzione di alluminio. Di fatto, a differenza del rame, si è verificato un calo significativo delle scorte statunitensi.






