All’alba, sulla spiaggia di Ascea, litorale cilentano, BrumBrum corre tenendo il muso basso. Le zampe sollevano piccoli spruzzi di sabbia. All’improvviso la traiettoria si spezza, torna indietro, riparte. Agli occhi di chi osserva sembra inseguire un’intuizione. In realtà sta leggendo una mappa che nessun essere umano può vedere: quella degli odori sommersi sotto la sabbia. Quando rallenta il suo corpo cambia postura e il muso si concentra su un punto: è proprio lì sotto potrebbe trovarsi un nido di tartarughe. BrumBrum, una Springer spaniel di due anni, indossa una mascherina protettiva: problemi di congiuntivite, la sabbia le dà fastidio. Lei è una dei quattro “Tartadogs” (si chiamano così) attivi in Italia: due Springer, un Labrador retriever e un Pastore olandese. Si tratta di unità cinofile specializzate nella conservazione della natura, addestrate dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana nell’ambito di LIFE Turtlenest, un progetto europeo coordinato da Legambiente. La loro missione? Semplice: individuare i nidi di Caretta caretta lungo le spiagge di tutta Italia quando le tracce lasciate dalla femmina non sono più riconoscibili, favorendone protezione e monitoraggio. Il metodo, tecnicamente, si chiama “detection”: il cane impara a riconoscere e segnalare un odore preciso in mezzo a migliaia di stimoli. Qui, però, il “bersaglio” è sepolto.