L’estate italiana registra due fenomeni all’apparenza in contraddizione. Da una parte vi sono alcuni sindaci (Spotorno in Liguria, Bacoli in Campania) che hanno deciso, tra le polemiche - e per garantire il diritto di tutti - di rendere libere alcune spiagge. Come spiega Anna Maria Angelone su La Stampa si sta diffondendo una silenziosa “rivoluzione delle spiagge libere”, prevista da alcune normative regionali con dei limiti alle concessioni degli stabilimenti e salutata come positiva, ma con una certa prudenza, dal viceministro il leghista Edoardo Rixi. L’enfasi sul diritto alla libertà degli arenili sembra voler allontanare nel tempo la questione più spinosa dei bandi per il rinnovo delle concessioni balneariosteggiato a lungo dal centrodestra e, in particolare, dalla Lega.

Dall’altra parte si moltiplicano i casi in cui l’accesso ad alcune valli di particolare pregio ambientale e di grande richiamo turistico è sottoposto al pagamento di ticket o di pass. Succede, per esempio in Lombardia, per la valle di Mello in provincia di Sondrio o per la val Vertova, le cosiddette Maldive bergamasche (ne parla Lucia Landoni su Repubblica). Un modo per tentare di regolare l’afflusso dei visitatori e garantire proventi per ordine e pulizia. Anche in questo caso non sono mancate le discussioni e le proteste. Va bene per Venezia, la Fontana di Trevi e anche per le cascate (altro esempio quelle di Acquafraggia, a Piuro in Val Chiavenna) ma mettere a pagamento l’accesso a una intera valle non è un po’ troppo?