Piazza Nettuno, a Bologna, si è riempita nel pomeriggio di ieri di circa cinquemila persone (famiglie, sindacati, rappresentanti delle comunità islamiche, militanti dei centri sociali, semplici cittadini) per il presidio organizzato dal sindaco Matteo Lepore in memoria di Abderrahim Fakir, il 43enne di origine marocchina ucciso domenica al quartiere Pilastro durante un intervento della polizia. Fakir era stato immobilizzato a terra, ammanettato, mentre gridava "basta": il video, diffuso in poche ore su tutti i social, ha fatto il giro del mondo. Il New York Times lo ha citato paragonando il caso a quello di George Floyd. Il presidio si è aperto in modo caotico: quando il sindaco stava per cedere la parola alla sorella di Fakir, Khadija, lei si è sentita male ed è svenuta sotto gli occhi della piazza. Ha preso il microfono la nipote, Yossra Fakir: "Si chiamava Abderrahim Fakir. Era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso di cronaca: era una persona amata e qualcuno ha deciso di portarcelo via. Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tantissime domande. Meritava aiuto, ascolto, rispetto e dignità”.Un'ora dopo la fine del presidio istituzionale, una parte della folla - composta soprattutto da collettivi antagonisti e sindacati di base - si è spostata in piazza Roosevelt, davanti a Prefettura e Questura, circondate da decine di agenti in tenuta antisommossa. Dalla folla sono partiti cori in cui si ripeteva "assassini" contro le forze dell'ordine e slogan in francese (“Tout le monde déteste la police”) e una bomba carta. Gli agenti hanno risposto con cariche, idranti e lacrimogeni. I manifestanti hanno utilizzato le barriere del cantiere del tram come barricata e lanciato contro i blindati della polizia le protezioni staccate dai finestrini dei mezzi. Gli scontri si sono trascinati per ore nel centro della città, lungo via Venezian e via Ugo Bassi: oltre ai dehors dei locali saccheggiati, una macchina comunale è stata data alle fiamme. Il bilancio finale è di undici feriti. Solo verso l'una di notte la situazione è tornata alla normalità, dopo che alcuni manifestanti trattenuti negli uffici di piazza Galileo Galilei sono stati rilasciati. La morte di Fakir ha aperto immediatamente uno scontro politico. Lepore è stato attaccato dalla destra per aver convocato il presidio - accusato di "aver lanciato la piazza contro i poliziotti" - e da una parte della sinistra più radicale per aver tentato di tenere la manifestazione in forma raccolta, senza palco né interventi politici, nel tentativo di evitare strumentalizzazioni. Nel rione Pilastro la rabbia ha radici più lunghe: pochi mesi fa le forze dell'ordine avevano usato i lacrimogeni per proteggere il cantiere del MuBa, un contestato museo dei bambini costruito sacrificando un parco pubblico, e il fumo era arrivato fin dentro le case. All'Interporto, il grande centro logistico a nord di Bologna, i lavoratori hanno indetto uno sciopero spontaneo: molti di loro condividevano con Fakir la professione e spesso la nazionalità. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervistato dal Corriere della Sera, ha detto che "le immagini violente sono sempre fonte di grande disagio", ma ha invitato a "tener conto delle situazioni psicologiche di chi si trova a dover operare in momenti di estrema difficoltà", aggiungendo che "occorre attendere l'esito dell'autopsia". Alla domanda se l'Italia si stia avvicinando al modello americano dell'Ice ha risposto: "No. Dopo quarant'anni da pm so che l'uso delle armi delle nostre forze dell'ordine è sempre stato molto prudente”.
Bologna, serata di tensioni tra polizia e manifestanti durante il corteo per Fakir: undici feriti, auto in fiamme e lacrimogeni. Il New York Times: "Come George Floyd" - Video
Cinquemila persone in piazza Nettuno per la commemorazione istituzionale organizzata dal sindaco Lepore. Poi una parte dei manifestanti si è spostata alla Prefe











