A Bologna si ripulisce e si contano i danni, dopo la guerriglia urbana notturna seguita alla manifestazione in piazza Nettuno per chiedere verità e giustizia per Abderrahim Fakir, 42enne di origini marocchine morto durante un fermo di polizia. I commercianti fotografano le vetrine imbrattate da scritte contro la polizia, si vedono ancora qua e là cocci di bottiglia e slogan sui muri ("Fakir Vive"), i mezzi della pulizia urbana possano nei luoghi degli scontri (soprattutto piazza Roosevelt). Secondo alcune ricostruzioni, oltre a vetrine infrante e transenne divelte, ci sono state almeno due auto incendiate. Da un primo bilancio risultano essere 11 le persone ferite in maniera lieve, tra forze dell'ordine e manifestanti, durante gli scontri di ieri sera a Bologna, dopo la manifestazione promossa dal sindaco Matteo Lepore. Il 118 ha trattato 5 poliziotti e 4 manifestanti, mentre un agente e un manifestante sono stati portati in ospedale con ferite non gravi. Per Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, i numeri sono diversi: "Il bilancio dei disordini di ieri sera a Bologna è un bollettino di guerra: sono 56 i poliziotti rimasti feriti perché colpiti da enormi pietre, bottiglie di vetro e bombe carta lanciate dai violenti gruppi di antagonisti e anarchici", ha dichiarato in una nota. Nello specifico, "contiamo 15 agenti feriti del Reparto Mobile di Padova, 26 da quello di Firenze e 15 da quello di Bologna, con prognosi che arrivano fino a 15 giorni". In tarda serata, al presidio pacifico promosso in piazza del Nettuno sono accorse infatti anche alcune centinaia di antagonisti. Dopo gli interventi in piazza in memoria di Fakir, un gruppo di manifestanti si è diretto verso piazza Roosevelt, sede della prefettura, dove erano schierati gli agenti. È qui che sono iniziati i primi scontri. Un cordone di agenti di polizia in assetto antisommossa ha cominciato ad avanzare in piazza sotto il lancio di bottiglie e pali da parte di alcuni manifestanti, mentre i blindati si sono schierati a difesa della Questura e della Prefettura. Gli agenti hanno lanciato diversi lacrimogeni verso i manifestanti e utilizzando gli idranti per disperderli. Tornati verso via Ugo Bassi, gli attivisti hanno cominciato a distruggere le biciclette del servizio di sharing e usare le transenne dei cantieri del tram per difendersi dalle cariche degli agenti. Alcuni manifestanti hanno poi lanciato oggetti, anche le sedie dei dehor dei locali. Il tutto mentre, a poche centinaia di metri, in piazza Maggiore i bolognesi si trovavano davanti al maxi schermo della rassegna del cinema in piazza per la proiezione del film "Pirati dei Caraibi", appuntamento poi annullato a causa degli scontri. Nel corso delle proteste per la morte di Abderrahim Fakir almeno un'auto del Comune è stata date alle fiamme, costringendo i vigili del fuoco a intervenire. Sono accorsi anche in via Monte Grappa, dove un fumogeno aveva preso fuoco in un cortile. "Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile", ha commentato sui social la premier Giorgia Meloni. "Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’ordine – si legge sul post –. Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro. Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio", ha concluso.Reazioni dure anche da altri esponenti del centrodestra. "Il sindaco di Bologna deve dimettersi. Chi appicca incendi poi deve risponderne", ha scritto su X il presidente dei deputati di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami, commentando gli scontri tra gruppi di antagonisti e Forze dell'ordine al presidio. Gli ha fatto eco Stefano Cavedagna, eurodeputato FdI: "È stato proprio il sindaco a invocare la piazza, scelta profondamente sbagliata perché nel momento in cui si chiede giustizia, si parte dal concetto che sia stata compiuta un'ingiustizia, finendo per colpevolizzare gli agenti". Hanno chiesto le dimissioni del primo cittadino anche i consiglieri comunali meloniani Gabriele Giordani ed Elena Foresti: "Ieri sera abbiamo assistito non a una manifestazione ma alla devastazione di una città, Bologna ostaggio di una massa di violenti che non aspettavano altro che un pretesto per poter mettere a ferro e fuoco alla nostra città. Un sindaco non può non avere il polso della situazione e deve assumersi le proprie responsabilità, Matteo Lepore deve dimettersi"."Ci troviamo di fronte a un sindaco arruffapopolo che, al sicuro nei palazzi come un novello Nerone, guarda dall'alto Bologna bruciare", ha detto Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d'Italia e presidente della Commissione Trasporti. "Aver cavalcato irresponsabilmente la rabbia di chi aveva già emesso sentenze sommarie, convocando una manifestazione dopo il decesso di un fermato, ha consegnato la piazza ai professionisti del disordine dell'estrema sinistra, che oggi sfasciano vetrine, lanciano bombe carta e incendiano auto". Dello stesso avviso Simonetta Matone, deputata della Lega: "Come è possibile che nel giro di appena 24 ore dai fatti si convochi da parte del Comune Bologna una manifestazione di piazza, monopolizzata da estremisti, per chiedere verità e giustizia? Neanche il tempo di aprire le indagini da parte di magistratura e forze dell'ordine. È la prova lampante che quelle stesse istituzioni non hanno fiducia nei pm e nella Polizia", ha dichiarato, parlando di come la morte di Fakir sia stata strumentalizzata "per dare addosso al governo che contrasta l'immigrazione irregolare".