Il Governo israeliano vuole usare coccodrilli come barriera attorno alle carceri per detenuti di sicurezza: cos'è il controverso piano "Alligator Alcatraz"

Quanto sa di medievale l’idea di piazzare dei coccodrilli attorno alle mura di un carcere per disincentivare le fughe? Un miscuglio di incredulità e stupore insieme vi assalirà nel momento in cui vi renderete conto che no, non è una fake l’idea che è balenata in testa alla ministra della Protezione Ambientale israeliana, Idit Silman – al soldo del ben noto Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale.

L’idea, cioè, di classificare i coccodrilli dalla categoria di animali selvatici a quella di “fauna selvatica allevata in cattività“, una modifica che ne consente l’impiego per finalità di sicurezza, aprendo la strada al controverso piano soprannominato “Alligator Alcatraz“: utilizzare i rettili come barriera naturale attorno alle carceri che ospitano detenuti palestinesi.

Una iniziativa che sarebbe stata approvata nonostante il parere contrario della consulente legale dello stesso ministero dell’Ambiente e degli esperti dell’Israel Nature and Parks Authority, l’ente responsabile della tutela della fauna selvatica.

Da mesi il ministero della Sicurezza nazionale sta cercando di ottenere alcuni coccodrilli provenienti dal parco di Hamat Gader per collocarli attorno al carcere di massima sicurezza di Ketziot, nel sud di Israele.