Il tribunale di Gerusalemme sospende il progetto per introdurre coccodrilli nelle carceri di massima sicurezza

Niente fossati popolati da coccodrilli attorno al carcere di massima sicurezza di Ketziot, almeno per ora. Il Tribunale distrettuale di Gerusalemme ha congelato il controverso progetto promosso dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, l'esponente di estrema destra Itamar Ben-Gvir, che prevedeva l'impiego di coccodrilli del Nilo come misura di deterrenza e sicurezza attorno alla struttura penitenziaria dove sono detenuti sospetti di terrorismo, molti dei quali risultano essere palestinesi, e sospetti membri di Hamas.

A bloccare l'iniziativa l'intervento dell'associazione per i diritti degli animali Let the Animals Live. I giudici hanno accolto il ricorso dell'organizzazione, ordinando l'immediata sospensione di qualsiasi attività legata al trasferimento dei rettili in attesa di una decisione definitiva.

Un piano da 6 milioni di euro

Il ministro Ben-Gvir aveva già avviato un progetto operativo. Per superare gli ostacoli normativi, il ministro della Protezione ambientale, Idit Silman, aveva recentemente riclassificato il coccodrillo del Nilo da "specie protetta" ad "animale selvatico allevato", consentendone teoricamente l'impiego in contesti di sicurezza. Il Ministero della Sicurezza nazionale aveva già stanziato l'equivalente di circa 6 milioni di euro per la realizzazione dell'opera. I lavori per lo scavo del fossato attorno a uno dei reparti speciali della prigione, situata nel sud del Paese, erano persino già iniziati. L'idea, secondo le ricostruzioni fatte, sembra sia ispirata a una struttura detentiva per migranti voluta da Donald Trump nelle paludi della Florida, nota come Alligator Alcatraz, ora smantellata.