Un progetto che sembra uscito da una distopia: un penitenziario di massima sicurezza cinto da un fossato presidiato da coccodrilli del Nilo. Nell’estate del 2026, in Israele, questa ipotesi ha oltrepassato il confine della mera provocazione politica, approdando nell’agenda amministrativa. A promuoverla è il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, deciso a spingere il sistema carcerario su un terreno inedito e controverso.

L’idea non nasce dal nulla: già alla fine del 2025 Ben Gvir aveva prospettato di circondare le prigioni destinate ai detenuti palestinesi classificati “di sicurezza” con un perimetro naturale ostile, concepito come deterrente assoluto alle evasioni. Quello che pareva un espediente mediatico ha presto assunto contorni operativi: nel gennaio 2026 funzionari del Servizio penitenziario israeliano hanno visitato la fattoria di coccodrilli di Hamat Gader, noto centro di studio e allevamento nel nord del Paese, per verificarne la fattibilità tecnica.

La svolta è giunta a metà luglio 2026, quando la ministra della Protezione dell’Ambiente, Idit Silman, ha firmato un provvedimento destinato a far discutere: il coccodrillo del Nilo è stato riclassificato in modo da consentirne l’allevamento e la gestione anche da parte di enti preposti alla sicurezza pubblica. La decisione è stata adottata malgrado le esplicite obiezioni dell’ufficio legale del ministero e della Israel Nature and Parks Authority. Con questa modifica normativa, il governo ha predisposto il quadro legale per avviare progetti pilota, subordinati al rispetto di rigorose misure anti-fuga per gli animali.