Un’antica leggenda napoletana racconta che nella Fossa del Miglio, la prigione più temuta di Castel Nuovo, i detenuti scomparissero misteriosamente a causa di un gigantesco coccodrillo africano che, passando da un’apertura sotto il livello dell’acqua, li trascinava in mare. Chissà se il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, si è ispirato a questa storia per questo progetto che sembra uscito da un film di James Bond: utilizzare i coccodrilli del Nilo come deterrente naturale attorno alle carceri di massima sicurezza. Una possibilità appoggiata anche dalla ministra israeliana della Protezione ambientale Idit Silman, che riclassificando i rettili come «animali selvatici allevati»,permette di fatto di utilizzarli come “guardiani”. Nei piani di Ben-Gvir, la sperimentazione dovrebbe partire dal carcere di Ketziot, nel deserto del Negev.

Il no dell’Autorità L’insolito progetto ha però ricevuto il pronto stop dell’Autorità israeliana per la natura e i parchi, che ha respinto la richiesta ricordando che la legge consente di detenere animali selvatici esclusivamente per finalità educative, scientifiche o di divulgazione. «Dobbiamo proteggerli, non farci proteggere da loro», hanno replicato i funzionari ai ministri, secondo quanto riportato dal Jerusalem Post.