di Camilla Sernagiotto

Capire le etichette, prevenire gli sprechi, tutelare la salute. L'esperta in nutrizione Laura De Gara fa chiarezza sulle diciture «da consumarsi entro» e «da consumarsi preferibilmente entro»

Un’alimentazione sana non si limita al bilanciamento tra carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali. Il percorso del cibo, dalla produzione alla cottura, influisce in modo significativo sulla sua qualità e sicurezza. Saper leggere le etichette è fondamentale, non solo per nutrirsi correttamente ma anche per evitare sprechi e ottimizzare ciò che si ha in casa. E proprio sulle etichette nasce una delle domande più frequenti: si possono mangiare i cibi scaduti? Quali sì, quali no? E come orientarsi tra le diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”? Risponde Laura De Gara, presidente del Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che fa chiarezza e distingue caso per caso.

Scadenza o preferibile consumo?La differenza è importante «Forse non abbiamo fatto caso alla differenza nelle indicazioni di scadenza: “Consumare preferibilmente entro” e “Consumare entro”. L’aggiunta preferibilmente non è un dettaglio indifferente. L’indicazione "da consumarsi preferibilmente entro" si riferisce alla data fino alla quale il prodotto mantiene le sue proprietà organolettiche ottimali, proprietà importanti per soddisfare i nostri sensi, come il sapore, la consistenza, l’intensità cromatica ecc. Dopo questa data, l'alimento potrebbe perdere parte di queste caratteristiche senza, però, diventare pericoloso per la nostra salute. L’indicazione "da consumarsi entro" rappresenta, invece, una informazione tassativa sulla data entro la quale il prodotto deve essere consumato. Dopo questa data, soprattutto se si tratta di un fresco o contenente un buon contenuto di acqua, può rappresentare un rischio per la salute», spiega De Gara.