La procura bolognese ha attivato verifiche su 6 persone per la morte dell’uomo deceduto durante un fermo di polizia al Pilastro. Si tratta dei due agenti intervenuti e dei 4 operatori del 118 chiamati perché l'uomo aveva “una crisi psichiatrica”: per tutti è scattata la nuova norma con l'iscrizione in un registro separato. Si procede per omicidio colposo. Il legale della famiglia della vittima chiede che “non indaghi la polizia”. Tensione e scontri alla manifestazione di ieri sera: 11 feriti tra agenti e attivisti
La norma dello “scudo”, contenuta nell'ultimo decreto sicurezza, è stata utilizzata, tra le prime volte in Italia, nel caso della morte di Abderrahim Fakir, avvenuta domenica al Pilastro, a Bologna, durante un intervento della polizia, mentre era ammanettato a terra. Mentre proseguono le indagini e gli accertamenti, ieri sera si sono registrati violenti scontri in piazza tra manifestanti e agenti, con 11 feriti.
Per chiarire le cause del decesso del 42enne di origini marocchine, la Procura bolognese ha iscritto un procedimento nell'apposito registro “modello” 45 bis, "nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento". Si tratta di sei persone: i due poliziotti e i quattro operatori sanitari che appaiono nelle immagini del video che ha fatto il giro del mondo, con Fakir steso a terra ammanettato e i due agenti sopra di lui che lo tengono fermo. Ieri sera il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha però sottolineato che quello applicato agli agenti "non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all'interno di un'iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni: riguarda persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione".











