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Nel calderone sono finiti gli emendamenti che sbloccherebbero in Sicilia le assunzioni nelle principali società partecipate e negli enti regionali, le nuove stabilizzazioni dei Pip e una valanga di piccoli e grandi finanziamenti a varie categorie. È così che i deputati dell’Assemblea regionale siciliana stanno tentando di trasformare una “leggina” nata per introdurre nuove regole sulle energie rinnovabili in un “treno” al quale agganciare tutto ciò che non potrà trovare spazio nella manovra da 400 milioni, ormai rinviata a settembre, dopo l’ultimo vertice dei leader del Centrodestra siciliano svoltosi nella scorsa settimana. Un vertice che ha posto come punto fermo lo slittamento a dopo l’estate di quello che è certamente lo scoglio parlamentare più delicato.

Il termine per depositare gli emendamenti alla “leggina”, invece, è scaduto ieri. Ne sono arrivati a decine. L’ultima legge di sicuro in calendario (per domani) è quella messa insieme dal presidente della Commissione Ambiente, l’autonomista Giuseppe Carta.

Originariamente il testo era di appena otto articoli, il principale dei quali individua nuove aree su cui installare pannelli fotovoltaici e pale eoliche. C’è anche un criptico articolo che «favorisce il recupero volumetrico di alcuni edifici a fini abitativi» e un altro che consentirebbe di avviare i lavori per la riapertura del Parco Cassarà a Palermo.