Dopo la proposta della Lega di eliminare i limiti di proporzionalità sull’onda del caso Roggero, la riforma rischia di spalancare le porte alla giustizia privata e di infrangersi contro i principi della Costituzione. Fanpage.it ne ha parlato con la Prof.ssa Carla Bassu, docente di Diritto Costituzionale presso l’Università di Sassari.

Il dibattito politico e sociale attorno ai confini della legittima difesa si è riacceso dopo il deposito in Senato del Disegno di Legge a firma del senatore Claudio Borghi (Lega). La proposta punta a modificare l'articolo 52 del Codice Penale per introdurre la non punibilità di "qualsiasi reazione" immediata della vittima di una rapina armata in casa o nel proprio negozio, "indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta". L'iniziativa prende spunto esplicito da fatti di cronaca come quello di Mario Roggero, gioielliere piemontese condannato per aver inseguito e ucciso due rapinatori in fuga.

Ma quali sono la reale applicabilità e la tenuta costituzionale di un testo con queste caratteristiche? Per capire cosa cambierebbe e quali nodi giuridici apre la riforma, ne abbiamo parlato con Carla Bassu, Costituzionalista e docente presso l'Università di Sassari. Professoressa, partiamo dalle conseguenze pratiche: se questa legge venisse approvata, potrebbe cambiare qualcosa per i processi già conclusi e le condanne definitive, come quella di Mario Roggero, o varrebbe solo per i fatti futuri?