La sentenza della Corte di Giustizia Europea sul Caso Prisma può direttamente influire anche sull'”inchiesta Arbitri” in cui è coinvolta l’Inter: l’Avvocato Luca Viola, esperto di diritto sportivo, spiega ci in esclusiva come e perché. E gli scenari possibili.

Le recenti evoluzioni giudiziarie stanno ridisegnando i confini tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva in Italia. La sentenza della Corte di Giustizia UE sul "Caso Prisma" ha dato ragione alla Juventus, stabilendo che quando una sanzione sportiva incide sull’attività economica e sulle libertà fondamentali protette dal diritto europeo, devono essere garantiti criteri di chiarezza, proporzionalità, motivazione adeguata e un effettivo controllo giurisdizionale indipendente. Di fatto, ha indebolito il tradizionale "muro" che separava i due ordinamenti.

Nello stesso periodo, nell’"Inchiesta Arbitri", la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per l’Inter e per Gianluca Rocchi, escludendo reati di frode sportiva e l’esistenza di un sistema volto ad alterare le partite. Gli atti sono stati però trasmessi alla Procura FIGC, che potrà valutare autonomamente possibili violazioni dei principi di lealtà, correttezza e probità sportiva. In questo contesto, il nodo centrale diventa: nel malaugurato caso in cui la Procura federale deferisse l’Inter per illecito sportivo o per condotte non conformi ai doveri di probità, la società nerazzurra potrebbe invocare la sentenza della Corte UE come strumento di difesa? E fino a che punto quella pronuncia europea potrebbe fungere da scudo o da leva per contestare eventuali sanzioni? L’avvocato Luca Viola, esperto di diritto sportivo, che era già intervenuto ai nostri microfoni sull'inchiesta riguardante Rocchi e l'Inter, ora analizza in esclusiva a Fanpage gli scenari concreti, i rischi residui per l’Inter e le potenziali ricadute sistemiche di una sentenza destinata a influenzare l’intero impianto della giustizia sportiva italiana.