Giustizia

Sergio Santoro

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Il 16 luglio la Corte di giustizia dell’Unione europea potrebbe imprimere una svolta storica alla giustizia sportiva italiana. Le conclusioni dell’Avvocato generale Dean Spielmann nelle cause riunite FIGC-CONI, nate dal caso Agnelli-Arrivabene, hanno già anticipato con chiarezza il punto critico: l’autonomia dell’ordinamento sportivo non può trasformarsi in immunità dal controllo giurisdizionale effettivo.

Il sistema italiano, costruito sulla legge n. 280 del 2003, riserva agli organi sportivi la cognizione sulle sanzioni disciplinari e consente al giudice amministrativo, una volta esauriti i gradi sportivi, soltanto una tutela risarcitoria. Il TAR Lazio può, cioè, accertare incidentalmente l’illegittimità della sanzione e liquidare il danno, ma non annullarla né sospenderla. È proprio questa la principale aporia del modello: se una sanzione impedisce a un dirigente di lavorare nel calcio professionistico, magari con effetti estesi in ambito FIFA e UEFA, il risarcimento successivo non restituisce il tempo, la funzione, la reputazione, né la possibilità concreta di esercitare la professione.