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Alessandro Bocci e Monica Colombo

Sono i giorni della verità. L’Italia aspetta un allenatore. Tra la necessità di una pausa per stare con la famiglia e il lato economico: la missione Pep è quasi impossibile

Un blitz per tentare il colpo da novanta. Paolo Maldini e Leonardo, più silenziosi che mai, hanno trascorso il week end a Barcellona nel tentativo di convincere Guardiola, il migliore del mondo e anche il più pagato, a sedersi sulla scomoda panchina dell’Italia. Nessuno commenta il viaggio lampo dei neo dirigenti azzurri, ma Giovanni Malagò, parlando del futuro ct, racconta che «oltre a Mancini e Pirlo ci sono altri nomi possibili».Il più elettrizzante è quello di Pep per il quale anche la Federazione inglese, scontenta di Tuchel, sta facendo un tentativo. Maldini e Guardiola sono legatissimi nel nome del calcio, un’amicizia che va oltre il rettangolo verde tanto che nel lontano 2009, sul prato dell’Olimpico, il catalano ha dedicato la sua prima Champions da allenatore a Paolo, che si era appena ritirato e nel giorno dell’addio era stato contestato da una parte degli ultrà milanisti.

Maldini e Leonardo hanno illustrato al Professore, come lo chiamava Mazzone a Brescia, i piani per rilanciare il movimento e le intenzioni per la Nazionale che ha saltato gli ultimi tre Mondiali e ha bisogno di una scossa. Il carisma di Guardiola servirebbe anche come traino in un momento in cui siamo diventati periferia dell’impero calcistico. L’impresa però è ardua, quasi impossibile. Pep ha lasciato la panchina del Manchester City dopo dieci anni pieni di successi ma molto stressanti e ha spiegato a ripetizione, anche la scorsa settimana, di volersi fermare per dedicarsi agli affetti famigliari, compreso il papà 95enne e di voler scoprire cosa offre la vita al di là del pallone.