Pubblicato il: 21/07/2026 – 7:00
di Marco Russo
Sono figli di una cultura mafiosa, cresciuti con la violenza come unica alternativa per risolvere anche le più “futili” questioni. Uno “sguardo” sbagliato, un fraintendimento, fino alla volontà di “marcare” il territorio all’inseguimento di un illusorio potere criminale. La microcriminalità, fatta di baby gang, coltelli e spaccio, cresce all’inverosimile in Italia e, di conseguenza, in Calabria. Solo ieri si è conclusa una vasta operazione della polizia contro la criminalità giovanile e i numeri dimostrano un fenomeno sempre più allarmante: 539 arresti e quasi mille denunce, per i più svariati reati dalla rissa all’estorsione, dalla droga alla rapina. Non mancano neanche le armi, coltelli e addirittura un “nunchaku”.
Microcriminalità e ‘ndrangheta
In Calabria il confine tra microcriminalità giovanile e criminalità organizzata è sottile e spesso sono molti “eredi” di famiglie ‘ndranghetiste a trovarsi coinvolti in risse, aggressioni o reati minori. In altri casi sono giovani che da semplici episodi di malamovida si ritrovano risucchiati all’interno di dinamiche criminali ben più profonde e complesse. Quasi come se la microcriminalità fosse un’anticamera della ‘ndrangheta. Lo mette nero su bianco anche il rapporto (Dis)armati, realizzato dal Polo di ricerca di Save the Children e pubblicato nelle scorse settimane: la Calabria viene individuata tra le aree più critiche d’Italia per il coinvolgimento di minorenni in reati di stampo mafioso. Circa lo 0,07% tra i 14 e i 17 anni ogni mille abitanti, mentre lo 0,04% addirittura coinvolto per reati d’omicidio. Si tratta dell’incidenza più alta per minori indagati per mafia. Non va meglio con i dati relativi a risse, rapine o lesioni personali, che confermano un trend in aumento: a Reggio Calabria sono 25 i minori segnalati per lesioni personali nel 2024, 16 per rapine, in crescita rispetto agli anni precedenti. Negli ultimi giorni Carabinieri e Polizia sono dovuti intervenire in più località, frequentate per la movida, per sedare risse nate tra giovani. A Tropea il questore ha emesso cinque fogli di via, provvedimento simile a quello preso per i giovani coinvolti a Bagnara.








