<p>Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dipende soltanto dalla sua <strong>potenza di calcolo</strong> o dalla <strong>qualità dei dati </strong>ma dipende, in misura crescente, dalla fiducia: di chi usa la tecnologia, la compra e, in qualche modo, la subisce.
Ovvero, senza fiducia non c’è AI e non c’è sviluppo economico. </p> <p>Un’azienda non integrerà un sistema di AI nei propri processi <strong>se teme errori</strong>, <strong>responsabilità legali o danni reputazionali</strong>.
Oppure un consumatore non affiderà a un assistente artificiale le proprie decisioni sanitarie o finanziarie se sospetta che i suoi dati personali possano essere poi appropriati.
Ciò vuol dire che <strong>senza fiducia non c’è adozione</strong>, e senza adozione non c'è ritorno sugli investimenti che oggi sostengono l'intero settore.
L’Europa lo ha capito prima di altri: le linee guida per un’<strong>AI affidabile</strong> (trustworthy AI) elaborate anni fa dal gruppo di esperti della Commissione Europea, e poi il più recente AI Act, hanno fatto della fiducia il perno della strategia regolativa.







