AZZANO DECIMO (PORDENONE) - Da volontario e giardiniere ad attore in uno dei film italiani più premiati dell’anno. Gianni Da Re, 70 anni, di Azzano Decimo, non aveva mai pensato al cinema. Poi l’incontro con il regista e sceneggiatore azzanese Adriano Candiago gli ha cambiato la vita, portandolo sul set di “Le città di pianura”, vincitore di otto David di Donatello, dove in pochi minuti di scena è riuscito a conquistare pubblico e troupe. È un’opera irripetibile, sospesa tra Wenders e Monicelli, che racconta l’esistenza senza inseguire la narrazione, diretto e scritto da Francesco Sossai, e co-sceneggiato dal regista, l’azzanese Adriano Candiago.
Il ruolo Gianni Da Re, ha interpretato il personaggio di Primo Sossai. La parte gli è stata affidata perché Gianni lavora realmente nel giardino della casa dei genitori di Candiago, che conosceva la sua storia ed è rimasto colpito dalla sua generosità e dal suo coraggio nel mettersi in gioco. L’azzanese Da Re, settantenne in pensione, attuale presidente dell’associazione Ecovolontari comunale, si è fatto notare per la sua interpretazione, con il ruolo di un lavoratore che va in pensione. «Ho conosciuto Adriano, mentre rimettevo ordine nel giardino della casa dei suoi genitori ad Azzano Decimo – racconta Da Re -. Un giorno Adriano che vive a Roma, rientrato per alcuni giorni in famiglia, mi disse: “Ciao Gianni. Perché non viene a Padova a fare un provino, sei una persona interessante”. Pensavo scherzasse, invece era serio. Così mi trovai a Padova a fare il provino, una mezz’oretta, con mio figlio che mi prendeva in giro. Ma non da comparsa, da attore». «Nel film la mia parte è quella di un pensionato, all’ultimo giorno di lavoro - racconta Gianni -. Esco con gli amici dal lavoro, tra sorrisi, pacche sulle spalle, una grigliata per festeggiare. Il mio datore di lavoro nel film (Cavalier Fadiga) arriva in elicottero, e ai migliori dipendenti regala un orologio d’oro». Il set «Dopo il casting, mi hanno fatto studiare il copione - afferma Gianni Da Re -. Abbiamo girato tre giorni a Sedico nel bellunese, più un altro giorno e mezzo, dove in una scena finale, spiego di aver sperperato tutto, ma avevo salvato l’orologio. L’educazione e il rispetto che hanno avuto tutti nei miei confronti, mi ha fatto stare bene, a mio agio». «Certo ripetevano le stesse scene - svela -. Ho chiesto all’attore Roberto Citran, “Ma cosa sto sbagliando? È la quinta volta che rifaccio la scena”. Mi ha detto “no tranquillo, guarda è normale, devono riprendere diverse scene dall’alto, di lato. Poi scelgono le parti migliori”. Alla fine, la mia parte è di 3-4 minuti. Un ruolo non proprio secondario dove sono riuscito a farmi notare, e spero ricordare nonostante il poco tempo nella scena». Da Re ricorda: «Nell’ultima scena girata all’una e mezzo di notte a Sedico in un bar, mi hanno applaudito, abbracciato, manco fossi un attore famoso. Insomma, mi hanno fatto sentire importante. A Belluno quando abbiamo girato la scena mentre io uscivo dalla fabbrica, sono arrivate, ragazze e signore, per scattare i selfie con me. Sono stati giorni bellissimi e incredibili. È stata un’esperienza davvero bella, grazie a tante persone, tutti bravi attori, ma soprattutto ad Adriano e alla sua meravigliosa famiglia». Il profilo Da Re racconta la sua vita, non molto fortunata, sempre con il sorriso e la semplicità che arriva dalle persone oneste: «Ho fatto tanti errori nella mia vita, ma ho avuto anche tanti amici veri che mi hanno aiutato. Ora io do una mano a loro, aiutando con piccoli lavori nel giardino, potature leggere, cura di aiuole, taglio dell’erba. Sono nato a Udine, la mia famiglia era di Sacile, in zona Sant’Odorico. A 16 anni dopo le scuola media ho frequentato l’istituto tecnico, ma senza concluderlo, così iniziai a lavorare come cameriere, prima in un locale a Portogruaro poi all’ex Astro Club di viale Rimembranze, grazie al proprietario Paolo Tomasini, il quale mi aveva inserito come barman, e dopo due anni gestivo il locale. Ho lavorato 33 anni alla ex Gregoris color, come agente, macinando chilometri tutti i giorni. Da diversi anni sono in pensione, e da 11 anni sono presidente dell’associazione Ecovolontari. Siamo in 17 e non più giovanissimi, per questo le porte della nostra associazione sono aperte ai giovani e a chi desidera diventare volontario».









