Ci sono persone che passano una vita a costruire un’immagine. Altre, invece, trascorrono gran parte della propria esistenza cercando di liberarsene, come Andrea Montovoli. Per molti anni è stato il ragazzo dagli occhi chiari, il volto rassicurante, il bello del cinema italiano. Un’etichetta che apre porte, ma che rischia anche di trasformarsi in una gabbia. Perché il pubblico si affeziona alle immagini, mentre le persone, nel frattempo, cambiano. Cadono, si rialzano, invecchiano, si interrogano. E quasi mai coincidono con il personaggio che gli altri continuano a vedere. Parlando con Andrea Montovoli, alla vigilia della sua presenza al Magna Graecia Film Festival dove porterà il film Lo chiamava Rock & Roll, si ha l’impressione che la recitazione sia soltanto il punto di partenza. O forse il pretesto. Perché il cinema, nelle sue parole, non è mai soltanto un mestiere. È uno spazio in cui mettere ordine, una forma di ascolto, un modo per attraversare il dolore senza lasciarsene definire. Ogni personaggio sembra diventare un passaggio verso qualcosa di più profondo: la possibilità di conoscere meglio sé stesso. Del resto, la sua è una storia che avrebbe potuto interrompersi molto presto. La perdita del padre quando era ancora giovanissimo, il carcere, gli errori, la paura di raccontarli, il timore di essere giudicato. Per anni, Andrea Montovoli ha custodito tutto nel silenzio, convinto che quel passato potesse cancellare ciò che aveva costruito. Poi ha scelto di fare il contrario: raccontarlo. Prima in un libro, poi senza più nascondersi in questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie. Forse è anche per questo che oggi colpisce la serenità con cui parla del successo. Non c’è nostalgia per gli anni della popolarità travolgente, né amarezza per quelli in cui i riflettori si sono affievoliti. C’è, piuttosto, la consapevolezza che la notorietà è una corrente: arriva, si allontana, ritorna. Ciò che resta è un’altra domanda, molto più difficile e molto più sincera: «Sono felice?» È la domanda che attraversa questa conversazione dall’inizio alla fine. Si parla di cinema, naturalmente. Di ruoli, di corpo, di sacrificio, di ambizione. Ma si parla soprattutto di fondamenta, di stanze interiori, di quella parte di noi che continua a cercare risposte anche quando tutto sembra andare nella direzione giusta. E forse è proprio questo l’aspetto più sorprendente di Andrea Montovoli. Più che raccontare l’attore, questa intervista restituisce il percorso di un uomo che ha smesso di inseguire l’immagine che gli altri avevano costruito per lui e ha iniziato, con pazienza, a costruire la propria.
Andrea Montovoli, l’intervista all’attore: “Ogni sera mi chiedo: oggi sono stato felice?ˮ
Andrea Montovoli si racconta senza filtri: la perdita del padre, il successo, la recitazione come cura e la serenità finalmente conquistata






