di
Camilla Bianchi
L'artista bergamasco conosciuto al grande pubblico anche per alcune serie Tv: «Presto girerò la quarta serie di Lolita Lobosco». E sugli esordi: «Avrei dovuto fare il metalmeccanico in fonderia come mio padre, poi mi iscrissi a un corso di teatro alla parrocchia delle Grazie»
Attore per caso, capace di trasformare un’intervista in un one man show, una carriera costellata di premi che non hanno scalfito la sua genuinità, Maurizio Donadoni ha lavorato con i più grandi, a teatro e al cinema. E da ognuno di loro ha imparato qualcosa. «Iniziamo col dire che io non dovevo fare questo mestiere. Avrei dovuto fare il metalmeccanico come mio padre, alla fonderia Mazzucconi di Ponte San Pietro e invece mi sono diplomato alle magistrali e per un anno ho fatto il maestro di sostegno. Il teatro l’ho scoperto iscrivendomi a un corso alle Grazie. La mia fortuna è stata quella di non essere un attore borghese, ho fisico e origini proletarie, un fare un po’ guascone e ho fatto tutta la trafila. Questo mestiere per me è stato un pellegrinaggio nell’assoluto, un modo per studiare e incorporare».
Ha dichiarato: «Sono nell’era della restituzione». Cosa significa?







