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Dafne Roat

L'uomo con la passione del cinema è finito nel mirino della Previdenza per 7 giorni di riprese in 3 film: «Mi dissero che dovevano sospendermi la pensione ma non avevo firmato contratti»

I primi passi da attore a quattro, cinque anni seguendo le orme dello zio Costante Mascheroni. Erano i primi anni ‘60. «Era il braccio destro dell’artista Marcello Voltolini. Se lo ricorderà, fu uno dei più noti artisti dell’epoca. Mio zio lavorava molto con lui e mi portava con sé», ricorda. I primi ruoli da pagliaccio nelle piazze, poi il teatro. Ma la vita da adulto non sempre lascia posto alle passioni. Il lavoro, le responsabilità, hanno imposto altri ritmi. Per anni l’ufficio ha preso il posto del palcoscenico. Poi è arrivata la pensione ed è tornato al suo primo amore: il teatro. Infine il cinema. I primi ruoli da figurante, i film «Din Don», poi la pellicola premiata con il Leone d’Argento. «L’avrei fatto gratis», dice Roberto Sester, classe 1957, il pensionato «Quota 100» finito nel mirino dell’Inps per 7 giorni di riprese come figurante. Sester ricorda l’odissea e la battaglia legale, vinta. Ma un po’ di amarezza resta.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo all’inizio. Il mondo dello spettacolo era un po’ di casa.«Mio zio mi trascinava a vedere le prove. Il mondo dello spettacolo mi ha sempre attirato. Vivevo a Riva, poi in seconda media ci siamo trasferiti a Trento. Abitavo nella zona della parrocchia di Sant’Antonio. Era il ‘68, anni particolari. Sono entrato in un gruppo, c’era anche Paolo Pombeni. Ricordo che stavano preparando uno spettacolo teatrale con canzoni di Fabrizio De André. A me piaceva molto leggere e mi dissero che nella lettura avevo un’espressione che piaceva. Così ho fatto il mio primo spettacolo».