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Enrico Caiano

Intervista all'attore, produttore e regista di film hard: «Libertà sessuale? Siamo tornati indietro. Molti ragazzi oggi mi scrivono per avere consigli. Mio figlio atleta tradito dal cuore, ora lavora con me»

A un certo punto lo dice pure: «Ora non chiamatemi il prete del porno». Perché si accorge che nella foga di raccontare anni in cui il mondo del cinema pornografico era diverso dalla realtà «OnlyFans» di oggi, questo rischio lo corre. Già, perché Rocco Siffredi, Rocco Antonio Tano all’anagrafe, abruzzese, 62 anni da Ortona (Chieti), stella assoluta del pornocinema mondiale dagli anni ‘80 a oggi, per lanciare l’allarme ai ragazzi sui rischi che tecnologia e web possono avere sulle loro vite intrecciandosi con la pratica del sesso come professione, ha partecipato a un film, Blue, diretto da Eleonora Puglia, nei cinema italiani dal 23 luglio prodotto da Camaleo e distribuito da PiperFilm. Non certo un porno ma «un film tradizionale», come chiama lui le poche incursioni, una decina, fuori dal suo genere. Nella pellicola è un padre, messo di fronte alla scoperta della figlia adolescente che mostra in rete i suoi rapporti sessuali con il fidanzato. Per saldare un debito del ragazzo ma anche per una sorta di esibizionismo che a quell’età di scoperta dell’eros talvolta si presenta. Con conseguenze però presto drammatiche.