MILANO – È il prezzo, anzi il sovrapprezzo, del caos.

Ed è proprio questo, più del movimento quotidiano delle Borse o del petrolio, il conto che l’America di Donald Trump sta presentando a sé stessa e al resto del mondo.

La guerra con l’Iran, il traffico intermittente nello Stretto di Hormuz, i dazi contro la Cina — ridotti, sospesi, riformulati, ma mai davvero rimossi dai rapporti tra Washington…