Il conto lo pagheranno, alla fine, i consumatori. L’annuncio, e la retromarcia dopo nemmeno 24 ore, del presidente statunitense Donald Trump di voler imporre un pedaggio del 20% sui carichi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz ha fatto tremare i mercati energetici globali. «Non manderemo più le nostre petroliere nell’area», spiega Herbjørn Hansson, amministratore delegato del colosso Nordic American Tankers, sintetizzando il caos che avvolge l’industria marittima. La Casa Bianca rivendica il ruolo di “guardiano” armato del canale per chiedere rimborsi – sotto forma di investimenti negli Usa – agli alleati, a cominciare dai Paesi del Golfo Persico. L’Iran dice che imporrà comunque dazi, incuranti del rumore geopolitico di fondo. Secondo gli esperti, il risultato sarà comunque un rincaro sistemico con prezzi più elevati per l’energia in tutto il mondo. E la rottura dei patti della navigazione finora in essere.
La tregua sui mercati non allontana l’incertezza La calma di oggi è stata provvidenziale, ma non si potrà sapere quanto durerà. Come sottolineano gli esperti di Rand, i capovolgimenti di fronte possono continuare «fintanto che c’è un’escalation in corso fra Usa e Iran». L’idea di un rimborso obbligatorio calcolato sul valore totale delle merci che attraversano uno dei più cruciali snodi marittimi del pianeta ha fatto sussultare il prezzo del petrolio. E indotto gli Stati del Golfo a chiedere una dietrofront a Trump. Che è arrivato, a seguito della promessa di investimenti diretti negli Stati Uniti. «Ma dipenderà se le promesse saranno mantenute», ricordano gli analisti di Rand in una nota. «Circa 16 dollari al barile» Lo spauracchio del pedaggio del 20% non si può quindi ancora escludere, come evidenzia una fonte diplomatica a La Stampa. La quale sottolinea che, per una petroliera standard con un carico di due milioni di barili di greggio, la tassa si traduce in un esborso extra calcolato tra i 30 e i 34 milioni di dollari per un singolo viaggio. Una quota monstre che, secondo le proiezioni elaborate dall’analista Andy Lipow, numero uno dell’omonima casa d’affari, andrà ad aggiungere «circa 16 dollari al costo di ogni barile di petrolio». Non a caso, sia il greggio Wti sia il Brent sono rimasti intorno – se non oltre – a quota 80 dollari al barile. Rincari tutti trasmissibili ai consumatori, ricorda Goldman Sachs.











