Roma, 20 luglio 2026 – E’ stato il Mondiale più grande di sempre, ma anche il più inquinante mai disputato. E’ stato il primo a 48 squadre della storia, organizzato in 3 diversi Stati sulle distanze dell’intero continente nordamericano, e mentre la Fifa celebra la portata sportiva, spettacolare ed economica della Coppa del Mondo 2026, un rapporto indipendente certifica come la 23esima edizione del torneo abbia avuto un impatto ambientale record, superando anche l’edizione 2022 disputata nel desertico Qatar. Secondo le stime del rapporto “Fifa's Climate Blind Spot. The Men’s World Cup in a Warming World”, pubblicato dal think tank britannico New Weather Institute, insieme a Scientists for Global Responsibility, Environmental Defense Fund e Cool Down, il torneo 2026 tra Messico, Usa e Canada ha generato circa 9,02 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, un valore che è quasi il doppio della media dei quattro Mondiali precedenti di circa 4,71 milioni di tonnellate. Per fare una stima delle emissioni di anidride carbonica prodotte dai Mondiali, i ricercatori hanno considerato tre fonti principali di inquinamento: il trasporto aereo legato all’evento, l’eventuale costruzione di nuovi stadi, e l’impatto generato da altre fonti come l’energia usata durante le partite e i consumi di tifosi e organizzatori in trasporti locali, alloggi, cibo e merchandising. Il trasporto aereo è la voce di gran lunga più pesante nel bilancio ambientale della Coppa del Mondo 2026. Il modello usato dai ricercatori si basa su calcoli statistici svolti prima del torneo e parte dai valori registrati nell’edizione 2022 con 64 partite, proporzionati all’edizione 2026 con 104 partite: lo studio ha valutato la presenza di circa 2,46 milioni di spettatori individuali, ognuno dei quali ha partecipato in media a 3 partite (come era avvenuto nel 2022) pari a 7,37 milioni di biglietti staccati. E si tratta di stime che si stanno rivelando più basse di quelle reali perché, secondi i numeri elaborati mentre il Mondiale era in corso, si sono già registrati 4.644.549 spettatori solo per le partite della fase a gironi, con un tasso di riempimento degli stadi del 99,7% dei posti disponibili. Lo studio del New Weather Institute ha considerato poi che il 75% degli spettatori del Mondiale 2026 sia arrivato in Nord America in aereo, con un volo andata e ritorno dal proprio Paese d’origine, e poi ognuno di loro abbia preso in media altri due voli interni aggiuntivi per spostarsi tra i 16 stadi in cui si sono disputate le partite. L’uso dell’aereo è stato considerato come il principale mezzo per gli spostamenti tra quattro fusi orari differenti e le varie città ospitanti di Messico, Usa e Canada che sono prive di alternative ferroviarie ad alta velocità. Il risultato parla di 7,72 milioni di tonnellate di CO2 prodotte solo per gli spostamenti in aereo di tifosi, organizzatori e squadre. Di fronte a questo scenario emerge che a pesare più di ogni altro fattore sull’impatto ambientale della Coppa del Mondo 2026 è stata l'espansione da 32 a 48 squadre, voluta dalla Fifa che ha fatto aumentare le partite da 64 a 104 (+63%). Quindi un evento complessivamente più grande e diffuso rispetto a tutti i precedenti Mondiali che, inoltre, ha avuto un moltiplicatore geografico senza precedenti. A differenza delle edizioni disputate in un solo Stato o, comunque, in un’area relativamente poco ampia come nel 2002 tra Corea e Giappone, il formato “a tre Paesi” distribuiti su distanze continentali ha reso l'aereo il mezzo di trasporto pressoché unico e obbligato.