Roma, 20 lug. (askanews) – Ci sono gesti che appartengono all’uomo da sempre. Fermarsi davanti all’acqua è uno di questi. Succede davanti al mare, lungo il corso di un fiume, osservando una cascata o immergendosi in una sorgente termale. Il respiro rallenta, il rumore del mondo sembra attenuarsi e la mente smette, anche solo per un momento, di rincorrere pensieri, impegni e distrazioni. È una sensazione che tutti conosciamo, ma che solo negli ultimi anni la scienza ha iniziato a osservare con uno sguardo nuovo.
A renderla celebre è stato il biologo marino Wallace J. Nichols, autore del libro Blue Mind, che ha dato un nome a quello stato mentale di calma, equilibrio e presenza favorito dal contatto con l’acqua. Secondo questa teoria, osservare, ascoltare o immergersi in un ambiente acquatico contribuisce a ridurre lo stress, favorisce il recupero dell’attenzione e migliora il benessere psicofisico. Una visione oggi sostenuta da numerosi studi dedicati ai cosiddetti blue spaces, gli ambienti in cui l’acqua rappresenta l’elemento dominante e che dimostrano come la sua presenza possa influenzare positivamente la salute mentale e la qualità della vita.
Il 23 luglio ricorrono due anni dalla giornata dedicata alla memoria di Wallace J. Nichols, scomparso nel 2024, un’occasione per ricordare il contributo di uno dei maggiori studiosi del rapporto tra uomo e acqua. Ma se la Blue Mind rappresenta oggi una teoria riconosciuta, il mondo termale vive questo legame da secoli.











