di
Rinaldo Frignani
Nei confronti degli operatori coinvolti nelle indagini sulla morte di Abderrahim Fakir è stata presa in considerazione per ora la «causa di giustificazione». L'«annotazione preliminare» del magistrato dura fino a 150 giorni
Al momento il magistrato ha preso in considerazione tutti l'ipotesi che possano aver agito con una «causa di giustificazione», che potrebbe portare nei confronti di due poliziotti del commissariato Bolognina, di Bologna, due operatori della Croce Rossa dell'ambulanza «Bologna 65» e altri due dell'automedica del 118 «Bologna 106» al riconoscimento che il loro comportamento in occasione del decesso di Abderrahim Fakir non sia punibile sotto il profilo penale. È questo infatti il senso dell'applicazione da parte dei pm bolognesi dello «scudo penale» nei confronti del personale intervenuto domenica mattina in via Italo Svevo. Una misura, l'iscrizione sul modello 45 bis, non da indagati, ma solo con l'«annotazione preliminare», prevista dall'ultimo decreto Sicurezza approvato nei mesi scorsi.
Le indagini durano 150 giorniSecondo le nuove norme la legittima difesa e lo stato di necessità (per tutti), l’uso legittimo delle armi e l’adempimento del dovere (per chi indossa una divisa), diventano «cause di giustificazione» che prendono in considerazione l’ipotesi che un determinato comportamento non sia punibile, purché ciò che lo ha provocato sia «evidente». È infatti solo in questa circostanza che il pm non indaga subito la persona, ma procede con l’«annotazione preliminare» per effettuare accertamenti che potrebbero anche portare all’archiviazione del soggetto. La misura può durare fino a 150 giorni. Lo «scudo», nei confronti degli appartenenti alle forze dell'ordine, prevede anche fino a 10 mila euro come tutela legale in cause di servizio - anche per appartenenti alle forze armate e ai vigili del fuoco, in tutte le fasi del procedimento. In caso di dolo c’è la rivalsa nei confronti del dipendente con la restituzione delle somme erogate.










