Nel giorno in cui parte ufficialmente l’Offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste su Tim per creare il campione nazionale delle tlc e della logistica, il ceo del gruppo telefonico ribadisce tutta la bontà e la visione dell’operazione

Motore, azione. Sull’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) promossa da Poste su Tim lo scorso 22 marzo, la parola passa al mercato. E questo perché è ufficialmente partita l’operazione da 13,2 miliardi, che si chiuderà l’11 settembre e destinata a riportare la società telefonica tra le partecipate pubbliche. Obiettivo, dare vita alla più grande piattaforma connessa d’Italia, come si legge nel documento di offerta depositato alla Consob (dalla quale è già arrivato il via libera), pubblicato poche ore fa.

Nella pratica, portare l’infrastruttura dell’ex Telecom sotto il cappello di Poste darebbe vita a quel campione nazionale delle telecomunicazioni in grado di reggere la concorrenza dei grandi operatori stranieri. Oltre a portare direttamente alla nascita di un polo tlc di Stato. Come si legge nello stesso prospetto, il nuovo gruppo, per il quale si stimano ricavi aggregati a 26,9 miliardi e oltre 150mila dipendenti, “si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate in Italia nei servizi di connettività, finanziari, assicurativi e di logistica”.