L’applicazione dello “scudo” previsto dal decreto sicurezza nel caso di Bologna – per ricostruire le circostanze e le cause della morte di Abderrahim Fakir – non è il primo banco di prova del nuovo “scudo” introdotto dal decreto Sicurezza per i casi in cui un fatto di reato appaia fin dall’inizio commesso in presenza di una causa di giustificazione. Il procedimento aperto rappresenta infatti una delle prime applicazioni della nuova disciplina, ma un precedente era già stato registrato all’inizio di luglio a Teramo quando un uomo era morto durante un inseguimento dei carabinieri.

La novità normativa, contenuta nell’articolo 12 del decreto Sicurezza, modifica l’articolo 335 del codice di procedura penale introducendo il nuovo modello 45-bis, un registro separato nel quale il pubblico ministero annota il nominativo della persona coinvolta quando “appare evidente” che il fatto sia stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi o l’adempimento di un dovere. La differenza rispetto al passato è sostanziale: il soggetto non viene iscritto nel registro degli indagati, ma soltanto destinatario di una “annotazione preliminare”. Se non emergono ulteriori elementi investigativi, il pubblico ministero deve chiedere l’archiviazione entro trenta giorni dall’annotazione.