«Ora basta». È il messaggio esposto in navigazione da Goletta Verde, arrivata sulle coste della Basilicata mentre gli incendi colpiscono duramente anche Maratea. Le fiamme hanno mandato in fumo gran parte della vegetazione di Monte San Biagio, arrivando quasi a circondare la statua del Cristo Redentore.

La mano dell’uomo resta all’origine dei roghi, spesso legati secondo Legambiente a interessi speculativi e criminali, ma la crisi climatica contribuisce ad aggravare il pericolo: l’aumento delle temperature allunga una stagione critica un tempo maggiormente concentrata nei mesi estivi.

Il Mezzogiorno si conferma l’area italiana più colpita. I nuovi dati dell’associazione ambientalista, aggiornati al 15 luglio, contano 547 incendi divampati dall’inizio del 2026: 416 si sono verificati tra il 1° gennaio e il 15 giugno, prima dell’avvio della stagione Antincendio boschivo (Aib), e altri 131 nel mese successivo. Le fiamme hanno già percorso 13.640 ettari, equivalenti secondo Legambiente a 18.407 campi da calcio e al 78% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale.

In Basilicata sono stati registrati otto roghi, con 57 ettari andati in fumo. Tre incendi e 32 ettari bruciati si concentrano nel solo periodo compreso tra il 15 giugno e il 15 luglio, nonostante la stagione Aib fosse appena iniziata. Per Legambiente i numeri mostrano la necessità di rafforzare controlli, monitoraggio e prevenzione, sostenendo i Comuni anziché lasciarli soli di fronte all’emergenza.