Focus su consumatore e qualità del prodotto e investimenti su ibrido, elettrico e digitale. Sono questi i punti sui quali l’industria automotive italiana ed europea dovrà lavorare per essere veramente competitiva con giganti come Usa e Cina e con nastri nascenti come India e Corea del Sud. Lo rivela l’analisi di Mecpse, la fiera di riferimento per l’innovazione nell’industria manifatturiera che si svolge ogni anno a Bologna.
L’analisi si basa sui dati raccolti nel Global Automotive Consumer Study 2026 realizzato da Deloitte. Secondo quanto emerge in questo studio, gli italiani quando si trovano a scegliere un veicolo guardano innanzitutto alla qualità del prodotto (51%), ancor prima di soffermarsi su parametri come il prezzo (49%) e le performance (38%). È sempre più apprezzata anche la componente digitale. Infatti, quasi la metà degli italiani ritiene fondamentale l’ecosistema digitale di bordo, il 40% si dichiara pronto a utilizzare tecnologie basate su AI, collocandosi ben sopra la media europea, ferma al 31%.
“Il consumatore italiano mostra un approccio sempre più pragmatico alla mobilità del futuro: valuta prima di tutto qualità, prezzo e performance del veicolo”, dichiara Franco Orsogna, responsible for Automotive Sector di Deloitte Central Mediterranean. “L’elettrico è progressivamente più sdoganato, ma la scelta resta legata a fattori molto concreti, come il costo di utilizzo, gli incentivi e la praticità della ricarica quotidiana. Allo stesso tempo cresce con decisione il peso dei servizi digitali e connessi: gli automobilisti italiani sono sempre più disposti a pagare per funzioni di sicurezza, assistenza e personalizzazione, soprattutto quando generano un valore reale e tangibile. La trasformazione del comparto automotive riguarda quindi l’intero ecosistema, dal prodotto alle tecnologie, fino ai servizi e al post-vendita. Una sfida che chiama in causa direttamente la capacità della manifattura di integrare competenze meccaniche, elettroniche e digitali sempre più interconnesse”.







