L’Italia della meccatronica è una delle più solide certezze della nostra economia. Un settore trasversale, che si incrocia con comparti tradizionali della nostra industria, come l’automotive, il farmaceutico e l’alimentare, o fortemente innovativi, come l’aerospaziale e il medicale. Parliamo di un bacino produttivo che annovera oltre 49mila imprese, capaci di generare nel 2024 un valore complessivo di 367 miliardi di euro e di dare lavoro a oltre 900mila addetti. Ma di questi tempi, anche le certezze vanno riviste alla luce di una situazione globale fortemente perturbata da dazi, guerre e tensioni globali.
La battuta d’arresto dell’export
È su questo stato di incertezza permanente che si è concentrato il Centro Studi Antares, ogni anno chiamato da Unindustria Reggio Emilia a stilare il rapporto sulla meccatronica italiana. Lorenzo Ciapetti, che dirige il centro e coordina l’indagine, ci anticipa alcuni contenuti dell’edizione 2025, intitolata “Lo stato della meccatronica 2025 - Tra innovazione e sovranità tecnologica”. Uno dei dati più evidenti, dice, “è che, per la prima volta dopo anni, nel 2024 la meccatronica italiana ha fatto segnare una battuta d’arresto nell’export, calato del 4,3%, più ancora rispetto alla media nazionale del -1,5%. È il segnale che la ripresa post-pandemica è finita e che siamo entrati in una nuova fase: da un lato, gli Stati Uniti, con le loro politiche di dazi, potrebbero ridurre la nostra quota di export; dall’altro la Cina, è ormai in grado di realizzare prodotti finiti di alta qualità, e di competere direttamente con i nostri”.







