In un’industria italiana che procede con il freno tirato, elettrotecnica ed elettronica restano fra i pochi comparti capaci di marciare a una velocità superiore, in controtendenza. Mentre il manifatturiero chiude il 2025 in territorio negativo (–0,5% la produzione), i settori Anie fanno segnare un +1,8%. E non è un rimbalzo episodico: nei primi mesi del 2026 la crescita accelera al +2,4%.
La spiegazione, più che nei mercati globali, sta dentro i confini. È la domanda interna a sostenere il passo, con un +3,1% che compensa la debolezza dell’export. Le imprese investono dove possono controllare il rischio, mentre fuori si addensano le incognite. L’elettronica corre più veloce (+2,7%), l’elettrotecnica segue (+1,5%), entrambe agganciate ai grandi cantieri della trasformazione industriale.
Ma è una corsa in equilibrio. Federazione Anie rappresenta 1.100 imprese, circa 480mila addetti, 112 miliardi di fatturato aggregato e 27 miliardi di export nelle tecnologie elettrotecniche ed elettroniche. Numeri che spiegano perché la tenuta del comparto abbia un peso non solo settoriale, ma industriale. Anche se l’orizzonte resta corto: per oltre metà delle imprese la continuità operativa non supera i sei mesi senza un miglioramento dello scenario globale.






