Il populismo è un approccio politico che assume il popolo come un'entità monolitica e omogenea, moralmente superiore alle classi dirigenti rappresentate come espressione di un potere elitario e a cui spesso si associa l'accusa di collusione con affari illeciti o corruttivi. Una rappresentazione che, contrapponendo popolo a élite, sollecita a un rapporto diretto tra leader e popolo, superando ogni mediazione culturale e politica di soggetti intermedi, in primo luogo di partiti e organi istituzionali. E in omaggio al primato della decisione politica si travolgono regole, separazione dei poteri e ogni controllo di legittimità e di legalità.
È un vento che spira forte e mette in causa i fondamenti della democrazia liberale.
Gli esempi non mancano, a partire da quel che accade negli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ogni giorno tenta di sovvertire gli assetti di quel che fino a pochi anni fa era il simbolo della democrazia nel mondo. Ma se si guarda all'Europa, Nigel Farage in Gran Bretagna, Vox in Spagna, Marine Le Pen in Francia, AfD in Germania, Robert Fico in Slovacchia, Andrej Babis in Cechia - pur nella specificità di ogni nazione - sono altrettante espressioni di questo vento populista. Che non a caso esprime simpatie per Vladimir Putin, che per primo ha teorizzato e ampiamente praticato il regime della "democrazia illiberale".










