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Federico Fubini

Quasi 400 miliardi di risparmio previdenziale degli italiani restano bloccati in un sistema frammentato, poco trasparente e con rendimenti spesso inferiori al Tfr. Tra costi elevati e regole obsolete, servono riforme per il futuro

Questo testo è tratto dalla newsletter Whatever it takes a cura di Federico Fubini, se vuoi iscriverti clicca qui.

Mi scuso con il nostro ceto di governo se oso distoglierne gli esponenti, un solo istante, dal caso del gioielliere condannato per duplice omicidio. O dalla morte, tragica, di un cittadino di origine marocchina nelle mani della polizia domenica a Bologna. Ma non so se hanno avuto modo di dare un'occhiata negli ultimi tempi a ciò che accade negli snodi profondi dell'economia italiana. Non so, in particolare, se hanno modo di seguire ciò che accade - o non accade - sul fronte dei fondi pensionistici e integrativi e delle casse previdenziali in Italia. Perché non stiamo parlando di noccioline. I primi valevano alla fine dell'anno scorso 262 miliardi di euro, i secondi altri 136 miliardi. In totale, una galassia destinata quest'anno o il prossimo a raggiungere con il flusso dei contributi un valore di 400 miliardi di euro. Si tratta di risparmio previdenziale di dodici milioni di lavoratori italiani (10,4 milioni per i fondi integrativi di vario tipo) e oltre 1,6 milioni di professionisti. Ci sono molte differenze in questo mondo, naturalmente.