In Europa, e in Italia soprattutto, c’è molto risparmio che non viene investito in imprese europee, e italiane. Parte di questo risparmio è coatto: quel poco o quel tanto dei contributi versati dai lavoratori per la loro pensione che finiscono non a finanziare le pensioni in essere, ma ai fondi. I fondi pensione li impiegano per garantire un certo rendimento, compatibilmente con un basso profilo di rischio: proprio perché stanno maneggiando quella che sarà, passata una certa soglia di età, la fonte di reddito di molte persone.
Dovunque questo secondo pilastro contributivo – che si affianca e in alcuni casi può sostituire quello pubblico – è stato stimolato, esso ha contribuito a mobilitare risparmi a favore dell’economia reale e dell’innovazione, a beneficio dei risparmiatori e dei futuri pensionati. Negli Stati Uniti i piani 401k hanno trasformato i lavoratori in capitalisti, che beneficiano dell’andamento del mercato azionario e del boom delle imprese innovative. Il risparmio previdenziale investito negli Stati Uniti corrisponde al centocinquanta per cento del Pil, in Europa solo al venticinque per cento e soltanto tre Paesi dell’Unione europea (Danimarca, Svezia e Paesi Bassi) hanno fatto del sistema previdenziale una leva per la crescita (si veda l’approfondimento di Nicolas Marques nello studio Ibl-Epicenter sul nuovo bilancio europeo).







