di
Ferruccio de Bortoli
Il sistema è sotto pressione tra debito pensionistico, invecchiamento della popolazione e costi della non autosufficienza. Previdenza complementare e risparmio personale diventano indispensabili
Quant’è il debito pensionistico italiano? Ovvero la somma attuale di tutti gli impegni - non coperti da accantonamenti reali presi per pagare le prestazioni previdenziali dei prossimi anni, rispetto al Prodotto interno lordo (Pil)? Secondo Eurostat, il Servizio statistico europeo (dati 2024) siamo al 434 per cento. Ottomila miliardi circa. E non è che il nostro Paese, almeno su questo aspetto, sia messo peggio di altri in Europa. La Spagna è al 507 per cento, la Germania al 353, la Danimarca però solo al 94. Poi ci sarebbero, en passant, anche altri rilevanti pesi sociali a cui far fronte: dalla sanità all’assistenza e, soprattutto al Long term care, alla cura dei non autosufficienti. Il welfare europeo è sempre meno sostenibile. Per ragioni demografiche, ma non solo. Il nostro, in particolare. Lo si evince anche dall’intervista rilasciata a Fabio Tamburini su Il Sole 24 Ore, dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, che invoca una risposta europea. Una sorta di G7 del Welfare. Il debito pubblico italiano non cessa di aumentare. Ormai è vicino ai 3 mila 200 miliardi, circa il 138 per cento del Pil. Cioè mille miliardi più di dieci anni fa. Incredibile. Certo, noi abbiamo, rispetto ad altri, anche ai cosiddetti Paesi frugali, un grande risparmio privato.











