La guerra fra Russia e Ucraina prosegue con profluvio di denaro sonante da parte dell’Europa per sostenere una Kiev altrimenti collassata, mentre la Nato esce dal vertice di Ankara senza aver risolto le divergenze fra Usa e Unione europea. Ne parliamo con il generale Maurizio Boni, che ha accumulato una notevole esperienza. Distaccato dal 2007 al 2010 al Comando interforze Nato di Lisbona, dal 2011 al 2012 ha comandato la Brigata di Cavalleria «Pozzuolo del Friuli» e dal 2014 al 2016 è stato capo di Stato Maggiore del Nato Rapid Deployable Corps.
Generale, ad Ankara abbiamo ancora visto il presidente americano Donald Trump chiedere agli alleati di comprare armi Usa. Cosa ne pensa?
«La definizione più azzeccata dell’attuale rapporto fra Stati Uniti e Nato l’ha data la testata Politico, scrivendo pochi giorni fa che “il presidente Trump ha trasformato l’alleanza in un bancomat per le aziende americane di armamenti”. Washington punta a vendere agli alleati europei grandi quantità di sistemi d’arma. Ma per difendersi da chi? La domanda è lecita poiché lo scorso 11 giugno il Comandante Supremo Alleato in Europa (Saceur), ossia il generale americano Alexus Grynkwich, ha detto chiaramente, come confermato anche dal Financial Times, che “la Russia non ha nessuna intenzione di attaccare l’Europa”, come gli è stato riferito da fonti dell’intelligence Nato. Il generale tedesco Christian Freuding, comandante supremo della Bundeswehr, ha invece dichiarato che “la Russia si prepara ad attaccare l’Europa entro il 2030 avendo sviluppato capacità militari superiori a quelle necessarie al conflitto contro l’Ucraina”. A chi credere? Quelle dell’America e dei membri europei della Nato sono due narrative diametralmente opposte!».







