«La crisi del calcio italiano non è un fatto di singole sconfitte: è un problema sistemico che parte dai vivai e arriva fino alla governance». Lo afferma Francesco “Ciccio” Sotera, figura nota nel calcio giovanile siciliano e nazionale, scouting internazionale dell'Inter da 12 anni (e in passato anche a Parma e Udine), catanese ed ex direttore sportivo a Paternò, ospite a Siracusa per l'incontro organizzato dal Panathlon Club International Siracusa sulla crisi del calcio italiano con le ricadute sull'ennesima mancata partecipazione ai mondiali della Nazionale italiana e sulle difficoltà del movimento di casa nostra nel tornare a essere competitivo.
Che cosa non ha funzionato nella Nazionale maggiore?
«Non è solo colpa degli allenatori o di una partita sbagliata. Ci sono lacune nel ciclo formativo, nel raccordo tra settore giovanile e prima squadra, e un sistema di scouting che premia spesso l'immediato sulla programmazione. La categoria dirigente e la governance federale devono farsi carico di riforme concrete».
Lei, che ha visto lavorare molti tecnici e scout di livello anche ai vertici dell'Inter, ha sollevato una critica netta riguardo al Calcio Catania. Può spiegare?
«Rimango basito dal fatto che negli ultimi anni un allenatore come Pasquale Marino non trovi collocazione sia a livello nazionale, sia nella propria terra, e in questa caso a Catania dove lui è legato in maniera viscerale, non è mai stato chiamato e non gli è stato mai offerto un progetto. Pasquale è un vero maestro. E paga sicuramente la sua non appartenenza al sistema, dove lui è stato sempre restio tanto al rispetto che ha nei propri colleghi, quanto nel proporsi. Lo definisco una “mosca bianca”. Non è una critica solo all'indirizzo dei dirigenti del Catania, ma a tutti coloro i quali hanno responsabilità dell'area tecnica: io mi posso permettere di dire ciò, in quanto ho visto lavorare allenatori come Nils Liedholm, un vero maestro dal grande carisma nella mia breve esperienza alla Roma; dopo da dirigente ho lavorato con Colomba, Donadoni, Roberto Mancini, Pioli, Spalletti e adesso Chivu».










