Lionel Messi, sconfitto e seduto sul prato del MetLife Stadium, viene raggiunto da Lamine Yamal. Il diciannovenne della Spagna lo abbraccia, i due si scambiano qualche parola lontano dalle telecamere. È il finale di una storia iniziata diciannove anni fa, quando un giovanissimo Messi prese in braccio e fece il bagnetto a un neonato durante un servizio fotografico benefico dell’Unicef al Camp Nou. Quello era proprio Yamal. La foto che aveva anticipato la finale del Mondiale è diventata anche il simbolo della sua conclusione, con la Spagna di Yamal campione del mondo e le lacrime di Messi che dice addio alla Nazionale.
Per il talento spagnolo la notte di New York non è stata la più brillante del torneo. Nella finale contro l’Argentina è rimasto più in ombra rispetto alle prestazioni che lo avevano reso una stella globale: non è stato uno dei protagonisti assoluti della cavalcata della Roja. Ma il calcio, a volte, consegna i suoi simboli anche senza una giocata decisiva. Anche Messi in finale ha giocato forse la sua peggiore partita, certo non aiutato dalla prestazione di tutta l’Argentina. Il loro abbraccio è però l’immagine del passaggio di consegne tra il campione che ha segnato un’epoca – il più grande di tutti – e il ragazzo destinato a raccoglierne almeno in parte l‘eredità.











